Catania, usurai applicavano tassi del 250%: 13 arresti
Inserimento di Mercoledì, 10 Marzo 2010 ore 10:52
Cronaca
Cronaca
Nell'operazione "Settimo cerchio" tredici persone accusate di gestire un giro di usura nel Catanese, tra i paesi Caltagirone, Palagonia, Scordia e Mineo, sono state arrestate nell'ambito di un'operazione congiunta di Carabinieri, Guardia di finanza e Polizia stradale di Caltagirone. Nei confronti degli indagati il gip del Tribunale calatino ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare che ipotizza i reati di associazione per delinquere finalizzata all'usura e alle estorsioni. Secondo l'accusa, il gruppo prestava soldi con tassi di circa il 250% l'anno e si comportava come se fosse un istituto bancario: in caso di mancato pagamento infatti, hanno ricostruito gli investigatori, l'organizzazione, che si faceva rilasciare delle garanzie legali a copertura del prestito, avviava le pratiche di recupero credito con regolari procedure esecutive. Tre dei 13 destinatari del provvedimento restrittivo del gip di Caltagirone che ipotizza i reati di associazione per delinquere, usura e estorsione sono al momento ancora irreperibili, uno di loro si troverebbe all'estero, in un Paese europeo. Sequestrati 50 mila euro in contanti che erano in possesso della moglie di uno degli indagati e altri 150 mila euro in diversi conti correnti bancari. Secondo l'accusa al centro dell'organizzazione c'erano i fratelli Giuseppe e Salvatore Villeggiante, di 42 e 46 anni, che sono tra gli arrestati. Gli altri destinatari del provvedimento restrittivo sono Giuseppe Senia, Manuel Laurino La Rocca, Nunzia La Micela, Carmelo D'Amico, Alessandro D'Amico, Giuseppe Bonaviri, Salvatore D'Agostino e Franco Gulizia. Per la Procura di Caltagirone, che ha avviato l'inchiesta dopo le denunce di alcune vittime, il giro d'usura era stato realizzato grazie a compiacenti impiegati di finanziarie e direttori di banca. "Dall'analisi delle attività tecniche disposte e dalla copiosa documentazione fiscale acquisita in diversi istituti di credito - ha spiegato il procuratore capo di Caltagirone, Francesco Paolo Giordano - ha permesso di accertare e dimostrare l'esistenza di un vero e proprio mercato nero dei soldi. Infatti, alla stregua di una banca, l'organizzazione criminale procacciava clienti e, dopo avere ottenuto precise garanzie, concedeva il prestito con tassi da usura, e in caso di mancato pagamento recuperava il credito con vere e proprie procedure esecutive".