T.Imerese, sul caso Fiat intervengono Berlusconi e Schifani
Inserimento di Giovedì, 04 Febbraio 2010 ore 13:49
Cronaca
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"Stavamo esaminando l'erogazione di incentivi al settore automobilistico, ma pare che il principale produttore non sia interessato ad averlo; in ogni caso è ancora un capitolo aperto, stiamo discutendo con altri protagonisti del settore auto e vediamo come si metteranno le cose, noi siamo sempre aperti e pronti a dare una mano ai settori che ne hanno bisogno". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi al termine del Consiglio dei ministri. "Bisogna avere il coraggio di dire basta ad elargizioni statali se non vengono salvaguardati i posti di lavoro e i presidi industriali". E' quanto ha detto il presidente del Senato, Renato Schifani (nella foto) riferendosi esplicitamente alla Fiat. "Il patrimonio industriale e produttivo della Fiat di Termini Imerese - ha sostenuto Schifani - deve essere salvato, non dobbiamo e non possiamo disattendere questo impegno morale". "Occorre fermare - ha sottolineato il presidente del Senato - la logica degli incentivi se non è seguita da una attenta e forte politica delle imprese che esalti e tuteli l'occupazione. Gli aiuti dello Stato vanno erogati solo se le aziende rispettano questo preciso dovere etico". Schifani ha anche insistito sulla necessità che le imprese abbiano "un più intenso senso di responsabilità sociale" visto che "ora come non mai l'aspetto occupazionale assume alta rilevanza sociale". "Mi spiace che queste parole vengano da chi conduce un'azienda che nei decenni pregressi e' stata fortemente sostenuta dallo Stato per mantenere i livelli occupazionali". Il presidente del Senato commenta così le parole di oggi dell'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, che in conferma l'intenzione di chiudere lo stabilimento di Termini Imerese. "Un fatto scellerato" dice la seconda carica dello Stato che si augura "non succeda" perchè Termini Imerese "è un polo industriale strategico del Mezzogiorno e il Mezzogiorno non può consentirsi questa grande battuta di arresto". "Mi auguro fortemente che qualcuno ci ripensi" aggiunge Schifani che ritiene necessario "guardare con una strategia complessiva quelli che sono i problemi della produzione italiana come sta facendo il governo". "Ritengo che anche la Fiat - dice Schifani - debba guardare all'interesse etico-sociale della produttività e del lavoro". Secondo Schifani, "occorre fare squadra, fare sistema tra mondo produttivo e mondo delle istituzioni, in un momento in cui la crisi tocca anche l'Italia". "Bisogna guardare al senso etico del fare impresa, aumentare e mantenere i livelli occupazionali. Questo - sottolinea il presidente del Senato - significa richiamarsi a quella coesione sociale della quale il capo dello Stato spesso ci fa insegnamento". "In Sicilia l'occupazione è la prima e irrinunciabile risposta dello Stato e della società al giogo della mafia, che si avvale, sfrutta, ricatta i lavoratori e le loro famiglie, utilizzandoli al pari di merce di scambio con i propri interessi criminali". Schifani fa, dunque, un appello "accorato alla Fiat" ma anche a tutte le istituzioni. "E' una richiesta da uomo del Sud - ha aggiunto - che ben conosce gli ulteriori pericoli della disoccupazione per lavoratori che vivono in territori dove purtroppo esiste ancora la criminalità organizzata. E necessario salvare quei posti di lavoro". Secondo Schifani, "in un momento in cui stiamo superando la più grande crisi economica del dopoguerra, dobbiamo chiedere alle imprese un ulteriore e più intenso senso di responsabilità sociale".